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Come riprendere un’abitudine dopo giorni o settimane di stop

Stavi andando bene. Una corsa prima del lavoro, una lezione al giorno, qualche pagina del romanzo. Poi un raffreddore, una scadenza, un viaggio o semplicemente un periodo difficile, e, giorno dopo giorno, il ritmo si è spento senza far rumore. Ora è passata una settimana. O un mese. L’obiettivo è ancora lì, e anche quel piccolo nodo allo stomaco ogni volta che ci pensi.

Una voce dice: «Ho rovinato tutto. A che serve, ormai?». Ti offre due strade: ripartire da capo alla perfezione e recuperare tutto, oppure mollare. Sono due trappole. La strada per tornare è molto più piccola.

Perché un solo giorno saltato conta meno della storia che ti racconti

Phillippa Lally e i suoi colleghi (2010) hanno seguito persone che stavano costruendo una nuova abitudine quotidiana. In media diventava sempre più automatica, fino a stabilizzarsi dopo circa 66 giorni, anche se i tempi variavano molto da persona a persona. E saltare un solo giorno non danneggiava seriamente il processo. Si parla di un singolo giorno saltato, non di un mese di assenza, ma un salto isolato non è ciò che mette fine a un’abitudine.

Ciò che può farla finire, invece, è la reazione. Nel 1985 Janet Polivy e Peter Herman hanno descritto, nella ricerca sulle diete, come uno scivolone che sembra un fallimento possa spingere a mollare del tutto. In seguito è stato soprannominato l’effetto «tanto ormai» (in inglese what-the-hell effect). Nello stesso anno Alan Marlatt e Judith Gordon hanno scritto, nel loro libro sulla prevenzione delle ricadute, che il modo di interpretare un passo falso, con senso di colpa e un «ho fallito», rende più probabile una ricaduta completa. Entrambi i lavori parlano di diete e ricadute, non di corsa o di inglese, ma lo schema suona familiare: un salto, un verdetto, poi un salto più lungo.

La via d’uscita è l’opposto della punizione. Michael Wohl, Timothy Pychyl e Shannon Bennett (2010) hanno studiato 134 studenti. Gli studenti che si erano perdonati per aver procrastinato prima del primo esame hanno procrastinato meno prima del successivo. Era uno studio osservazionale, quindi mostra un legame, non una prova. Juliana Breines e Serena Chen (2012) hanno scoperto che l’autocompassione dopo un fallimento aumentava la motivazione a migliorare, rispetto a una spinta all’autostima o al non fare nulla. Essere indulgenti con sé stessi per una pausa sembra l’opzione morbida. In questi studi andava di pari passo con il riprovare.

1. Descrivi la pausa in una frase neutra

Di’ cosa è successo come lo diresti di un amico: «Tre settimane di stop per il trasloco e un raffreddore». Niente «pigrizia», niente scuse, niente promesse di recuperare tutto. È perdonarsi nella pratica, e richiede dieci secondi. Una pausa è qualcosa che è successo. Non è qualcosa che sei.

2. Non recuperare i giorni saltati

I giorni saltati sono passati, e all’obiettivo non serve riaverli indietro. Gli serve il prossimo. Lascia perdere il doppio allenamento e il «weekend di recupero». Recuperare il tempo perso trasforma il primo giorno di ritorno nel più pesante, e un giorno pesante si rimanda facilmente.

3. Riparti più in piccolo di quanto sembri ragionevole

Scegli la dimensione in base alla durata della pausa (nella tabella qui sotto trovi degli esempi). Regola di massima: più lunga è la pausa, più piccolo è il passo. Nel dubbio, prendi la versione che sembra quasi ridicola: dieci minuti di camminata, cinque parole nuove, una frase. Un passo troppo piccolo si può sempre far crescere. Un passo troppo grande tende a trasformarsi in un altro giorno saltato.

4. Riparti oggi, con un orario e un luogo

Se puoi, fai oggi la versione più piccola. Così oggi è il giorno uno, non un piano. Se non puoi, stabilisci un orario preciso nel giro di uno o due giorni. «Domani» non è un piano. «Dopo il caffè del mattino, al tavolo della cucina, apro il quaderno» sì. Todd Rogers, Katherine Milkman, Leslie John e Michael Norton (2015) hanno riferito che invitare le persone a fare piani concreti, indicando quando e dove, aumenta la probabilità di portare a termine ciò che si è deciso.

5. Mantieni la dimensione per qualche giorno, poi lasciala crescere

Resta alla dimensione di ripartenza per diversi giorni, anche se il primo ti è sembrato facile. Quando il passo ti è sembrato facile per qualche giorno di fila, aggiungi un po’: cinque minuti in più, una pagina in più. Se una giornata è pesante, scendi di un gradino. Rimpicciolire fa parte del metodo, non è un fallimento.

6. Capisci perché si è interrotto

Quando hai ripreso a muoverti, dedica due minuti alla causa. Sistema quella, non il tuo carattere. Il passo era troppo grande per una settimana piena? Rendilo più piccolo. Un viaggio o degli ospiti hanno fatto saltare tutto? Pianifica la prossima volta, come nella guida su come mantenere le tue abitudini durante le feste. Era stanchezza? Leggi cosa fare nei giorni senza energia. L’obiettivo non fa più per te? Allora cambialo di proposito, invece di lasciarlo spegnere piano piano.

Se umore basso o stanchezza durano da settimane, vale la pena parlarne con un medico o con un professionista della salute mentale. I piccoli passi aiutano un obiettivo ad andare avanti, ma non sostituiscono un aiuto vero.

Quanto in piccolo ripartire

Quanto è durata la pausaRiparti conEsempi
Un giorno o dueIl passo normale di oggi, senza recuperareCorsa: la solita corsa leggera. Lingue: la lezione di oggi, non tre
Circa una settimanaMetà della dimensione di primaCorsa: 15 minuti leggeri invece di 30. Chitarra: 10 minuti invece di 20. Risparmio: metà del bonifico abituale
Circa un meseUn quarto della dimensione di prima, o menoCorsa: 10 minuti tra camminata e corsetta. Scrittura: rileggere l’ultima pagina e scrivere 100 parole. Casa: sistemare un cassetto
Alcuni mesiUn passo minuscolo che faccia partire qualcosa, non la vecchia routineCorsa: scarpe ai piedi e 10 minuti di camminata. Scrittura: una frase abbozzata. Lingue: cinque parole che useresti questa settimana

Queste dimensioni sono regole empiriche, non risultati di ricerca, quindi adattale alla tua vita. Se la pausa è dovuta a una malattia o a un infortunio, segui il consiglio del tuo medico su come riprendere.

Se hai interrotto una serie

Che sia un contatore in un’app o delle crocette su un calendario di carta, una serie è uno strumento. Può far piacere vedere crescere una catena, e può aiutarti a notare che continui a esserci. Ma niente nella ricerca qui sopra dice che il numero in sé costruisca un’abitudine, e nello studio sulle abitudini quotidiane saltare un giorno non danneggiava seriamente il processo. Una catena spezzata dice molto meno di quanto sembri.

Il rischio è la reazione. Dopo una lunga catena, uno zero può sembrare un verdetto, ed è di nuovo la voce del «ho rovinato tutto». Questa è una nostra lettura, non un risultato della ricerca. Quindi tratta una serie spezzata come qualsiasi altra pausa: riparti oggi con la versione più piccola del passo e conta di nuovo da uno. Se la tua app di monitoraggio conserva il record della serie più lunga, resta tuo. E se il numero fa sembrare un giorno saltato un disastro, conta i giorni fatti invece dei giorni di fila.

Errori comuni

  • Recuperare il tempo perso. Raddoppiare può rendere il primo giorno di ritorno così grande da saltare anche quello.
  • Ripartire a dimensione piena. Il primo giorno di ritorno è il giorno sbagliato per dimostrare di farcela ancora con la vecchia routine.
  • Punirti prima di tutto. Il senso di colpa sembra motivazione, ma gli studi qui sopra indicano il contrario.
  • Aspettare una data perfetta. «Lunedì prossimo» o «quando le cose si calmeranno» allungano la pausa. Il piccolo passo di oggi vale di più.

Domande frequenti

Quanto tempo ci vuole per riprendere un’abitudine?

Nessuno può darti un numero onesto. Nello studio sulle nuove abitudini quotidiane i tempi variavano molto da persona a persona, e si parlava di costruire un’abitudine, non di tornarci. Un test migliore: quando il piccolo passo riesce da diversi giorni di fila, ci sei di nuovo.

Devo ripartire dal giorno uno?

Il tuo contatore forse sì. Il tuo piano non deve tornare alla prima lezione: torna indietro solo quanto serve e, se il passo ti sembra troppo grande, rendilo più piccolo.

È da mesi che non lo faccio. È troppo tardi per ripartire?

No. Oggi va benissimo, e una pausa lunga significa solo una ripartenza piccolissima. Usa l’ultima riga della tabella, dai al passo un orario e un luogo e lascia che i passi crescano da lì.

Lascia che Aimora ti faccia ripartire in piccolo

Aimora è pensata per il giorno dopo la pausa. Ogni giorno ti dà un piccolo passo, costruito sul tuo obiettivo, sul tempo che hai e su dove ti trovi adesso. Se un passo è ancora troppo, tocca «Troppo? Rendiamolo più semplice». Dopo diversi giorni saltati, Aimora non ti chiede di recuperare: riparte dal passo più piccolo e, quando ritrovi un ritmo stabile, i passi crescono con te.

Puoi seguire i tuoi progressi e la tua serie nell’app, e vedere il passo di oggi su un Apple Watch o in un widget.

Scarica Aimora dall’App Store

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